Colpa delle stelle (2014) di Josh Boone

colpa delle stelle

La locandina

La storia, tratta dal romanzo di John Green, parla di Hazel (Shailene Woodley), un’adolescente che ha due genitori amorevoli e soffre di una grave forma tumorale che rende la sua vita inadatta ad essere vissuta.
Tutto cambia quando, sotto la spinta dei suoi, inizia controvoglia a frequentare un gruppo di auto-aiuto per adolescenti malati terminali e conosce Gus (Ansel Elgort), un ragazzo divertente a cui hanno amputato una gamba per via di un osteosarcoma.

Le montagne russe di Gus

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Augustus Waters detto “Gus”

Gus, invitato a parlare al gruppo per la prima volta, dice di sentirsi “alla grande” e di trovarsi come “su delle montagne russe che vanno solo su”. Vuole vivere “una vita straordinaria” e l’unico suo timore è quello di non riuscire a essere ricordato dopo la morte.
Chiaramente spaventato, Gus adopera spesso un umorismo disarmante per drammatizzare eventi e situazioni difficilmente sdrammatizzabili. La paura e il dolore provocati dalla malattia si attenuano così rendendo in qualche modo maggiormente digeribile il tema del film: la paura della morte vista con gli occhi di due adolescenti malati di tumore. Gus avrà tuttavia bisogno di Hazel per restare in contatto con se stesso, per non perdersi tra le montagne russe, e realizzare quello che è il suo più profondo desiderio: essere ricordato.

“Il dolore esige di essere vissuto”

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Shailene Woodley interpreta Hazel

Hazel, d’altra parte, ama più di ogni altra cosa il romanzo “ Un’imperiale afflizione”. Questo racconta la storia di una bambina che muore di leucemia e piace così tanto ad Hazel perché la fa sentire straordinariamente compresa nella sua esperienza con il cancro e la con la morte. Una delle frasi che Hazel ama di più di questo libro è: “il dolore esige di essere vissuto”. Tuttavia anche Hazel avrà bisogno di Gus per non isolarsi nel dolore e per riappropriarsi dei sogni e della sua adolescenza.

Una metafora

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una metafora

La capacità di regolazione dei nostri stati affettivi, sia quella che mettiamo in atto con noi stessi (auto-regolazione), sia quella che avviene nell’interazione con altre persone (regolazione inter-soggettiva), è un aspetto fondamentale della nostra salute psicologica .
A tal riguardo, le metafore costituiscono un enorme potenziale nel modulare uno stato affettivo, sia a livello personale che nella comunicazione con l’Altro. Gus, per tenere a freno la paura dell’oblio e preservare una sensazione di controllo sulla malattia, ne utilizza una veramente efficace e la condivide con Hazel.
Il tenere in bocca una sigaretta spenta ha per Gus un significato importante: “metti la cosa che uccide proprio in mezzo ai denti, ma non le dai mai il potere di ucciderti!”. Condividere con Hazel il significato di questa metafora sarà un modo per ribadire di non essere ancora pronto ad arrendersi alla morte e riaccenderà, in entrambi, la speranza di poter ancora vivere pienamente la loro vita.

Un finale inaccettabile

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Hazel e Gus

Gus leggerà “Un’imperiale afflizione”, il libro amato da Hazel, ma rimarrà deluso dal finale. Il libro termina infatti con una frase lasciata a metà, proprio a voler rimarcare l’implacabilità e l’imprevedibilità della morte.
Entrambi alla ricerca di un equilibrio tra le montagne russe di Gus e l’afflizione di Hazel, e desiderosi di sapere cosa accade agli altri personaggi del libro dopo la morte della protagonista, i due ragazzi cercheranno di contattare Peter Van Houten (Willem Dafoe), lo scrittore del libro, e otterranno da lui un invito ad Amsterdam, la città in cui vive.

Vivere versus morire

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Willem Defoe

Quando arriveranno a casa dello scrittore troveranno ad attenderli un uomo distrutto dal dolore, dalla rabbia e dall’alcool, e che si rifiuterà di rispondere alle loro domande. Scopriranno che l’invito dello scrittore era stato fatto, in realtà, dalla sua assistente, la quale sperava che i due giovani fan, pieni di entusiasmo e di ammirazione, avrebbero potuto riaccendere nello scrittore il desiderio di ricominciare a scrivere.
La forte delusione di Hazel e Gus, tuttavia, non li butterà giù ma farà nascere in loro il coraggio di vivere finalmente il loro amore.

Risvegliare la speranza

Risvegliare la speranza rappresenta uno degli obiettivi generali di ogni lavoro terapeutico e una delle premesse indispensabili per innescare un cambiamento. Spesso, quando il dolore si fa sentire ormai da molto tempo, può essere davvero molto difficile riaccendere la speranza, dopo che numerose circostanze della vita ti stanno portando a pensare che forse è arrivato il momento di arrendersi.

Un evento traumatico (e traumatizzante) come la malattia di Hazel, può comprensibilmente creare ostacoli enormi nel percepire quella indispensabile sensazione di positività e speranza che normalmente dà forma ai cambiamenti in atto nelle nostre vite. Credo tuttavia che, in molti casi, numerose esperienze di vicinanza e comprensione (come accade nei momenti speciali che Hazel trascorre con Gus e con la vicinanza amorevole dei suoi genitori) possano limitare notevolmente i danni legati all’esperienza traumatica e favorire l’emergere di preziose esperienze di condivisione, benessere e speranza per il futuro.

“Alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti”

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Hazel e Gus

La terribile e devastante notizia del grave peggioramento di uno dei due ragazzi, sembra arrivare proprio nel momento in cui Hazel e Gus hanno capito che la forza dell’amore per le persone che ami può essere maggiore del dolore che la loro morte può provocare: “alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti”.
Una volta realizzato ciò, Hazel e Gus organizzeranno un “pre-funerale” per dichiararsi ancora una volta il loro amore con uno degli elogi funebri più toccanti che siano mai stati scritti. Gus, ormai sceso dalle montagne russe, dichiarerà ad Hazel: “Non puoi scegliere di non soffrire in questo mondo, però puoi scegliere per chi soffrire, e a me piace la mia scelta.”