Sessualità, Genere e Psicoterapia


Io ammiravo e mi identificavo intensamente con la forza di mia madre nell’affrontare le sfide e le avversità. Questa identificazione era per me preziosa e minacciosa nello stesso tempo. Mia madre, come molte donne della sua generazione, mi sembrava avere nella nostra famiglia una posizione di inferiorità“.

Influenza e autonomia in psicoanalisi (Mitchell S., 1993)


Il dott. Perrini offre un servizio di consulenza e psicoterapia specializzato nelle problematiche legate all’area della sessualità, all’identità di genere e alla costruzione dei legami affettivi.

Queste tre aree della personalità si intrecciano tra loro nel dar forma non solo alla nostra identità, ma anche al modo in cui entriamo in relazione con gli altri, stabilendo relazioni affettive, condividendo o non condividendo i diversi aspetti del nostro .

Relazioni affettive e modelli culturali

psicoterapeuta

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista Relazionale

Il modo in cui viviamo la sessualità, i significati che attribuiamo ad essa, e il modo in cui interpretiamo i modelli culturali associati al genere maschile e femminile, influiscono profondamente sulla creazione dei nostri legami affettivi significativi, che possono essere più o meno rispondenti ai nostri bisogni psicologici.

Allo stesso modo i legami affettivi e le relazioni importanti della nostra vita, sia quelle attuali sia quelle del passato, contribuiscono a dar forma alla sfera dell’intimità, alla salute sessuale e all’interpretazione che diamo dei modelli culturali associati ai generi.

L’interesse della psicoanalisi per il Genere e la Sessualità

La Psicoanalisi in tutte le sue declinazioni, a partire dai Tre saggi sulla sessualità (Freud, 1905), e in particolare la Psicoanalisi Relazionale a partire dai primi movimenti culturali e sociali sviluppatisi dagli anni Settanta, hanno messo in luce il valore che universalmente la Sessualità e il Genere rivestono nel dar forma all’individuo, ai rapporti affettivi e di coppia, alla salute e al benessere psicologico.

Un miscuglio di forze biologiche e culturali

genereLa personalità, in tutte le sue infinite varianti e possibilità, fonda le proprie radici in un complesso miscuglio di forze sia biologiche che culturali. La maggior parte delle teorie contemporanee, infatti, considera l’identità sessuale come un costrutto multidimensionale costituito dalle seguenti quattro componenti:

1) sesso biologico (l’essere biologicamente uomini, donne o l’avere caratteristiche biologiche di entrambi i sessi);

2) identità di genere (identificazione con il proprio sesso biologico, con il sesso opposto o con aspetti di entrambi i generi);

3) ruolo di genere (l’insieme delle caratteristiche che culturalmente, ma anche soggettivamente, ciascuno di noi associa e si attende dall’essere donna o uomo);

4) orientamento sessuale (attrazione erotica e affettiva per le persone del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi).

La costruzione della “Soggettività di Genere”

Dalla prospettiva della Psicoanalisi Relazionale, dunque, il Genere non può essere inteso come un dato ovvio, bensì come qualcosa che può essere costruito soggettivamente, uno spazio di espressione di significati culturali, psicologici e relazionali da esplorare e costruire tanto nella vita, quanto nella situazione psicoanalitica.

Gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli psicoanalisti relazionali che si interessano al complesso rapporto tra sessualità, genere e salute psicologica, chiamano questa parte della personalità Soggettività di Genere”.

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La consulenza prevede un primo colloquio conoscitivo gratuito.

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Il dibattito sul transessualismo

(Approfondimento)

Al centro del dibattito nazionale e internazionale in tema di salute mentale, c’è la questione che riguarda il transessualismo e la disforia di genere (termine medico-scientifico per riferirsi alle persone che si identificano nel sesso opposto rispetto a quello in cui sono nate).

Il dibattito ruota intorno all’interrogativo se sia corretto continuare a considerare la disforia di genere come un disturbo mentale, o se sia il caso di prendere in esame la proposta di alcuni che, con l’intento di ridurre la stigmatizzazione delle persone transessuali, invitano a ridefinire il problema da un punto di vista medico/chirurgico, come una “condizione relativa alla salute sessuale”.

Cliccando sul link qui accanto, potete leggere o guardare il video dell’intervista della Fox News al Prof. Jack Drescher, Psichiatra Psicoanalista americano membro sia del Gruppo di lavoro sui Disturbi dell’identità Sessuale e di Genere per il DSM-5 (APA), sia del Gruppo di lavoro dell’OMS per la revisione della classificazione internazionale dei disturbi sessuali dell’ ICD-11, la cui pubblicazione è prevista per il 2017.

Al momento la disforia di genere è considerata una malattia mentale da entrambi i due più importanti Manuali Diagnostici per le Malattie Mentali (DSM e ICD). Il Prof. Drescher tuttavia ricorda che fino a pochi decenni fa anche l’omosessualità era considerata una malattia e presume che in un prossimo futuro potremo aspettarci un evoluzione simile anche in riferimento al transessualismo e alla rispettiva diagnosi di disforia di genere.

(Mi scuso con i lettori ma purtroppo l’intervista è in inglese ed è sprovvista di sottotitoli).

Guarda l'intervista della Fox News al dott. Jack Drescher

"Psychiatrist sheds light on transsexualism"

La questione dell’omofobia

(Approfondimento)

Homophobia è il termine che George Weinberg usava nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (1972) per descrivere la paura irrazionale di trovarsi in luoghi chiusi con persone omosessuali e le reazioni affettive di ansia, disgusto, avversione, rabbia o paura che le persone eterosessuali possono provare nei confronti delle persone omosessuali.

Il merito attribuito a Weinberg sta nell’aver localizzato il problema dell’omosessualità, contrariamente a quanto veniva fatto abitualmente, non nell’omosessualità stessa, ma nella maggioranza delle persone eterosessuali e nel disagio che esse possono provare nei confronti delle persone omosessuali.

Il “problema” dell’omosessualità si sposta dunque gradualmente dall’idea che l’omosessualità abbia qualcosa di sbagliato in sé, all’idea che le reazioni avversive rispetto ad essa possano esprimere una qualche forma di disagio psicologico.

Sempre più numerosi studi scientifici rivelano che l’omosessualità non è in alcun modo intrinsecamente associata alla psicopatologia e inizia il lento processo di depatologizzazione dell’omosessualità che porterà quindi all’eliminazione di questa dai due manuali diagnostici internazionali per i disturbi mentali (DSM e ICD).

L’omofobia, tuttavia, fonda le sue radici nei valori, nelle idee e negli atteggiamenti che culturalmente sono trasmessi di generazione in generazione. Appare dunque in letteratura il termine omofobia internalizzata o omofobia interna per descrivere il processo di acquisizione da parte delle persone gay e lesbiche dei pregiudizi antiomosessuali prevalenti nella società.

La psicoterapia ad orientamento psicoanalitico relazionale, per molte persone omosessuali, può rappresentare uno spazio supportivo e riflessivo in cui far emergere la propria identità e affettività al riparo dai pregiudizi.

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